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Foto della Visita alla Necropoli di Porto – 16 Novembre 2025

In una giornata ventosa ma non fredda, abbiamo visitato con Filippo Marini Recchia la Necropoli di Porto, all’Isola sacra, presso l’area dei grandi porti imperiali di Claudio e Traiano.

Proprio Traiano, aprendo il canale che da lui prende il nome (Fossa traiana) determinò l’aspetto di “isola” di questo territorio di circa dodici chilometri quadrati. Oggi la vicinanza con il mare non si apprezza più: la costa è avanzata di circa due chilometri rispetto all’età antica cambiando per sempre l’aspetto dell’area.

In essa si sviluppò, tra la fine del I e il IV secolo d.C., un grande sepolcreto ai lati della via Flavia / Severiana, ampia strada a “doppia corsia”. Lungo i circa quattrocento metri di percorso vediamo oggi circa duecento tombe, venute alla luce negli scavi effettuati nel corso degli anni, a partire dal 1920, nell’area insabbiata e melmosa che si andava bonificando. In antico la zona era molto fertile per via del limo portato dal fiume: Plinio, decanta la qualità dei meloni che produceva nella sua villa di Castel Fusano e anche oggi, a ridosso del sito archeologico, si intravedono orti davvero rigogliosi.

Con Filippo abbiamo visitato dunque l’ampia città dei morti, con le sue costruzioni in opera laterizia di ottima fattura, e soprattutto con le sue epigrafi di grandissimo interesse. Certo, Filippo è un epigrafista eccezionale e di quegli ospiti ci ha raccontato, si può davvero dire “vita morte e miracoli” ma soprattutto è stato magistralmente in grado di restituircene il ceto sociale, le sfumature del loro volere “postumo” e soprattutto la cura nei rapporti di parentela o ereditarietà per ciò che concerneva le tombe. I romani, si sa, erano gente pratica e questo lato è ampiamente documentato nelle tabelle incise nel marmo proprio sopra le porte dei sepolcre: qui è riportato chi era il defunto, chi aveva diritto a essere sepolto in quella data tomba (e chi no!), quanto era grande la tomba “in fronte” e “in agro” (larghezza e e profondità), insomma tutto ciò che poteva essere eventualmente impugnato o fatto valere in sede legale. Peraltro il lato pratico si avverte anche nello scarso interesse per ciò che si attendeva dopo la morte: si accompagnava, certo, il parente defunto nel passaggio dall’al di qua all’aldilà con libagioni rituali che duravano nove giorni, ma quel che doveva poi essere ricordato era ciò che quella data persona era stata in vita, le sue imprese, le sue virtù morali.

I defunti e le defunte appartenevano per lo più alla classe media diremmo oggi, liberti imperiali, i più elevati socialmente, ricchi e potenti, e poi piccoli commercianti, insomma tutte persone che a diverso titolo erano attive a Portus. La tipologia è per lo più la tomba a cella, con sepolture a cappuccina, a cassone. Ma c’è anche una piccola piramide. Testimoniano, qui come altrove, il doppio uso dell’inumazione e dell’incinerazione, con piccoli depositi ad anfora per i bambini.

Il paramento murario è in opera laterizia di grande raffinatezza ed eleganti sono le decorazioni architettoniche sia in laterizio sia in tufo. Non sono presenti i rilievi, se non un grande sarcofago, perché essi sono conservati nel Museo di Ostia antica, ma c’è in situ un bellissimo mosaico pavimentale con la rappresentazione di un mito dalla forte valenza funebre: Alcesti, riportata dall’Oltretomba da Ercole, dopo essere stata nell’Ade in volontaria sostituzione del marito Admeto.

A completamento della bellissima visita – ricordiamo e sottolineiamo che il sito, in un contesto ancora quasi intatto, ha una forte valenza storico-sociologica oltreché archeologica e artistica, fuori dagli asfissianti flussi turistici che ammorbano Roma – Filippo ci ha letto un brano del Satyricon di Petronio, in cui Trimalcione ci illustra le caratteristiche delle sua tomba. Lo riportiamo qui per tutte e tutti, ma soprattutto per chi era presente insieme a noi.

Che ne dici amico carissimo? Me la costruirai la tomba nel modo che ti ho comandato? Ti sarò grato se ai piedi della mia statua effigerai la mia cagnetta, delle corone, dei vasi di profumo e tutti i combattimenti del gladiatore Petraite, in modo che grazie a te io possa sentirmi vivere anche dopo la morte. Ti prego inoltre che ci siano cento piedi di terra libera sul davanti e duecento verso la campagna, affinché intorno alle mie ceneri nascano frutti di ogni genere e crescano in abbondanza viti. […] Ti prego di scolpire sul mio monumento anche delle navi che vanno a gonfie vele, e me stesso seduto in tribunale con indosso la pretesta e i cinque anelli d’oro, mentre tolgo da un sacchetto dei soldi e li distribuisco alla folla”.

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