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Foto della Visita alla 18esima Quadriennale d’arte – 21 Dicembre 2025

Domenica scorsa l’appuntamento dell’associazione è stato al Palazzo delle Esposizioni per la 18° edizione della Quadriennale d’arte, istituzione che ha lo scopo di fornire un panorama della produzione artistica nazionale, e in modo specifico di quella delle generazioni contemporanee.

L’evento si articola in cinque sezioni tematiche in cui sono rappresentati cinquantaquattro tra artiste e artisti con un allestimento che, nella sezione curata da Francesco Stocchi, volutamente senza titolo, vuole riproporre per originalità e impatto sui visitatori la celebre mostra dei Surrealisti a Parigi nel 1938.

Accompagnati da Maria Stella Bottai abbiamo passato in rassegna le opere più significative.

Il primo allestimento che si incontra, superato l’ingresso, è di Giulia Cenci, si intitola “la foresta secondaria” ed è una composizione immersiva con elementi naturali ed elementi antropici in fusione e ibridazione come rimando simbolico a una difficile ma possibile convivenza fra uomo e natura.

Lorenzo Vitturi è l’autore di alcune scenografiche sculture in cotisso (una sorta di vetro grezzo) arricchito da tessuti naturali come il filato di bambù e da terre raccolte durante i suoi numerosi viaggi.

“Il corpo incompiuto” è il titolo della sezione curata da Alessandra Troncone che vede la presenza di diversi artisti che riflettono sul corpo umano, soggetto e oggetto in continua trasformazione, e su come l’estetica veicolata dai media influenzi queste mutazioni.

Non mancano i temi di più stretta attualità tecnologica: Federica Di Petrantonio propone una sorta di estetica dei videogiochi nelle sembianze di un avatar alla ricerca di un contatto visivo con l’umano di cui è espressione digitale.

Antonio della Guardia è protagonista di una fra le opere più apprezzate dalla critica, una serie di fotografie che fermano i movimenti di danza, complessi e scenografici, di due ballerine gemelle in tuta di lavoro: allusione ai comportamenti richiesti oggi nei luoghi di lavoro, in ambiti spesso di moderna schiavitù.

Proseguendo si incontra Diego Cibelli con un’opera dal titolo “Il gioco della specie”, un’installazione ambientale che appare un simil arazzo in “carta mozzarella” in cui sono inseriti esseri mitologici, ibridi e metamorfici, protagonisti di antichi racconti greci e non solo, rappresentati con una fantasia creatrice paragonabile forse a Hieronymus Bosch.

Molto curioso è l’allestimento di Roberto Pugliese, due bracci robotici che si affrontano in un ring di pugilato: estetica del predominio della macchina nel mondo attuale.

Forse l’allestimento che ha forse più colpito il nostro gruppo è stato quello di Emilio Vavarella: un atelier nel quale il DNA di singoli individui volontari è stato tessuto in una sorta di arazzo con geometrie e colori corrispondenti alla specifica sequenza degli elementi (basi azotate) del genoma. Potenziali capi di abbigliamento sicuramente personalizzati…

Per la sezione degli autoritratti, Roberta Orio con due immagini bifronte in cui si leggono le espressioni ‘io sono una carogna’, e ‘io sono un santo’: come siamo e come ci vedono gli altri o viceversa.

La nostra lunga passeggiata nell’arte contemporanea ha avuto termine con un sguardo all’indietro, con l’omaggio questa Quadriennale fa alla memorabile seconda edizione del 1935 di cui sono esposti manifesti, articoli di giornale e alcune fra le opere che ne furono punte di diamante, di nuovo riunite qui per l’occasione. Maria Stella ci ha così mostrato i lavori di artisti quali Carlo Levi, Filippo de Pisis, Osvaldo Licini, Mario Mafai, Fausto Pirandello, Antonio Donghi e Giuseppe Capogrossi e a lei va un ringraziamento particolare perché grazie alla sua narrazione, chiara e coinvolgente, ci ha avvicinato a questa produzione artistica da cui spesso – e a torto – si resta distanti.

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