Abbiamo visitato con la bravissima Federica Di Folco, a Palazzo Braschi, la mostra “Ville e giardini di Roma. Una corona di delizie”. Un team di studiosi, in primis Alberta Campitelli, che da decenni si dedica al tema del verde e delle ville di Roma, ha prodotto una mostra veramente degna di essere visitata. Nelle sei sezioni, in cui i pannelli evocano il secolo di riferimento con un colore “rappresentativo” (rosso per il Cinquecento, azzurro pallido per il Settecento), circa 190 opere illustrano le meravigliose architetture edificate e a giardino che costituivano la “corona di delizie” richiamata dal titolo della mostra. Questa caratterizzava la città, ed era in perfetta continuità con l’Antico, di cui le ville sono una delle tante “imitazioni”, sia sotto specie fisica, di edifici e verde, sia sotto specie simbolica (il potere, la ricchezza, il prestigio, dall’entourage patrizio e imperiale dell’antica Roma a quello pontificio e cardinalizio della Roma papale). Come si sa, la sorte di questa impareggiabile commistione tra arte e natura, variatissima al suo interno, fu segnata dall’assurgere di Roma a capitale del nuovo Stato italiano, quando le nuove esigenze sociali e politiche determinarono lottizzazioni e successive edificazioni per le nuove classi emergenti.
Accanto all’immancabile Pianta di Roma del Nolli, in apertura, la mostra mette a disposizione una mappa interattiva e una (molto apprezzata) mappa cartacea con le quali si ha immediatamente contezza del numero impressionante di ville, giardini, boschi e passeggiate: un totale di 195, ciò che fa ben comprendere come Roma, a tutt’oggi, nonostante le devastazioni unitarie, abbia un posto rilevante tra le capitali più verdi d’Europa.
Le opere in mostra sono tutte di qualità altissima, provenienti in parte da collezioni private, alcune inedite, in parte consistente dalle collezioni d’arte di Roma Capitale (dai depositi stessi di palazzo Braschi) e dunque si presenta anche come spunto per una valorizzazione degna di questo nome, volta cioè alla diffusione della conoscenza.
Accompagnati da Federica abbiamo dunque idealmente percorso alcune celebri ville: Villa Aldobrandini, Villa Peretti, ricca di fontane alimentate dall’acquedotto Felice; il complesso della Villa e Giardino Cesi, con la sua collezione di statue, spazzato via dal Colonnato berniniano. Sul Gianicolo, la Villa Lante progettata da Giulio Romano e la sua impareggiabile vista su Roma, circondata da pergolati e forse da un gelseto, mentre su Monte Mario svettava la Villa Madama con il suo progetto raffaellesco, rimasto incompiuto.
Alcune ville sono ancora riconoscibili se confrontate con i dipinti e le incisioni in mostra: Villa Giulia, con i suoi portici affrescati che conducono al ninfeo; Villa Medici, in dialogo con il quartiere popolare allora circostante, con il suo parterre alla francese e l’obelisco; Villa Mattei, oggi Celimontana, famosa per i reperti archeologici e la vista sulle Terme di Caracalla. La Villa di Agostino Chigi, celebrata per i suoi affreschi, che come tante ha perso parte dei suoi giardini a causa della costruzione dei muraglioni del Tevere. E, soprattutto, Villa Borghese: uno dei primi esempi di pubblica fruizione degli spazi verdi, mentre i principi di famiglia tenevano a uso esclusivo i giardini “segreti”, coltivati con fiori pregiati come i tulipani.
Villa Albani (poi Torlonia) rappresenta invece il capolavoro del Settecento romano, con coffee house, giardino all’italiana e fontane.
L’itinerario prosegue con Villa Paolina, edificata nel Settecento e acquistata da Paolina Bonaparte nel 1816, oggi caratterizzata dalla presenza di una serra per occultare la vista e la memoria della breccia di Porta Pia: villa Paolina è oggi ambasciata della Francia presso la Santa Sede.
Più che una breccia distrusse, durante la battaglia di Roma, nel 1849, la Villa del Vascello sul Gianicolo, opera originalissima dell’”architettrice” Plautilla Bricci.
A partire dell’Ottocento queste ville diventano anche scenari mondani e, nell’ultima sezione della mostra, se ne osserva la declinazione come teatri all’aperto, spazi sportivi, luoghi di rappresentanza, ancora e sempre strumenti di autocelebrazione per le famiglie proprietarie. Che certamente “respiravano” meglio della media della popolazione romana, nei secoli in cui Roma è comunque stata grande.























