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Foto della Visita alla Mostra “Impressionismo e oltre” – 31 Gennaio 2026

Quando Courbet dipinge una donna nuda, è una donna nuda, non è una ninfa o una dea, e può essere bella o con notevoli imperfezioni (rispetto al canone). E il bello è che non tornerà mai più a essere una ninfa una dea. Generazioni di pittori a partire da Courbet si riappropriano della realtà come oggetto della pittura, le assicurano la loro arte e la restituiscono ai loro contemporanei e a noi che la guardiamo oggi come qualcosa in cui rispecchiarsi, qualcosa che il nostro occhio e la nostra mente apprendono immediatamente. In sostanza creano la pittura moderna declinando via via il dato di realtà dalla percezione visiva all’espressione dello stato d’animo.

Nello spazio espositivo del Museo dell’Ara Pacis abbiamo visitato una notevole antologica con opere del Detroit Institute of Arts, uno dei più ricchi degli Stati Uniti, che possiede un numero ragguardevole di opere dell’Impressionismo, del Post-impressionismo, del nascente Astrattismo. Guidati in modo davvero impeccabile da Matteo Piccioni – che ci ha fatto una opportuna introduzione sul formarsi delle collezioni americane a confronto con quelle europee – abbiamo osservato da vicino come quel dato di realtà di cui dicevamo, a partire dall’Impressionismo (gli splendidi Renoir e Degas che aprono il percorso) inizi, attraverso la pittura, a svincolarsi dai codici della rappresentazione tradizionale. Di questa storia abbiamo avuto “sotto gli occhi” gli snodi, dalla pittura fondativa e impegnativa di Cézanne e, mutatis mutandis, di Picasso, un susseguirsi di opere mostrano come il colore e la composizione, i due capisaldi della pittura figurativa, vengano giocati ora per via di giustapposizioni e stesure piatte (Nabis, Fauves e – a sé – Modigliani), ora in invenzioni inaspettate come i collage del primo cubismo di Picasso e Juan Gris, tra le suggestioni orientalistiche di Matisse e il simbolismo materico, quasi informale, di Odilon Redon. Per finire con l’espressionismo estremo di Soutine e l’astrattismo musicale di Kandiskij. Per lo spettatore medio di certo un carosello strabiliante, vista l’alta qualità delle opere, ma anche un tour de force estetico spiazzante, vista la distanza che queste opere hanno tra di loro.

Matteo è stato prezioso proprio nel guidarci a individuare gli aspetti salienti e i cambi di passo di quei decenni che hanno rivoluzionato la pittura, a partire dal 1874, data della prima mostra dell’Impressionismo, ad almeno il primo dopoguerra, e vedere una mostra in questo modo vale come un ampliamento di orizzonti, oltre che, ovviamente, come un piacere.

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