Appena si entra ai Musei Capitolini ci si imbatte nella fontana del Marforio, posta in un nicchione presso il quale fanno mostra di sé due fauni, in origine nel teatro di Pompeo e poi parte della collezione del Cardinale Andrea Della Valle. La raccolta del cardinale, ospitata nel palazzo omonimo, ora su corso Vittorio Emanuele ma un tempo affacciato sull’importante via Papalis, è, secondo tradizione, la prima collezione di antichità allestita in modo da essere parte integrante della dimora. Non che non ce ne fossero, ma nel passo di Vasari letto da Federica Di Folco, la nostra eccellente guida nella visita al palazzo, si dice che [Lorenzetto] “l’accomodò benissimo… la qual cosa fu cagione che altri signori hanno fatto poi il medesimo, e restaurato molte cose antiche”: insomma, un mecenate, di recente nobiltà, crea il proprio prestigio attraverso una dimora in cui l’antico, curato e restaurato, ha parte rilevante, dettando la linea per i secoli a seguire.
Oggi il palazzo è di proprietà della Confagricoltura che lo fa visitare su richiesta, permettendo l’accesso dal cortile, con le belle colonne di spoglio e i pilastri cruciformi agli angoli, fino alla sala del piano nobile. Cosa curiosa: nonostante gli accorpamenti e le successive demolizioni (una parte importante della collezione era in una zona del palazzo in cui si trova oggi il teatro Valle) i pavimenti in cotto e ceramica e soprattutto i soffitti in legno, con belle decorazioni e stemmi dipinti, sono perfettamente conservati.
Il palazzo iniziò a essere costruito quando il Della Valle divenne vescovo di Mileto, nel 1508, e intorno al 1525 iniziarono con ogni probabilità le decorazioni ad affresco del salone. Immediato è il rimando al più celebre dei cicli dipinti in anni immediatamente precedenti, quello della Sala della Prospettive nella villa Chigi alla Lungara, la cosiddetta Farnesina. Non si conoscono i nomi degli artisti, anche se ci sono certamente influssi di Perin del Vaga e Giulio Romano e, in generale, della scuola di Raffaello. Tre fasce illustrano la cultura antiquaria del committente. Erme maschili e femminili nella parte bassa delle pareti, in una delle quali è inserito un meraviglioso camino in cipollino, più in alto un fregio continuo con cortei marini e agresti su fondo nero (rimando ai sarcofagi antichi) e infine, tra le finestre con vedute illusionistiche, finte nicchie con imperatori alternati a personificazioni di virtù. Enigmatico il grande affresco rettangolare sopra al camino: al centro due giovani sono intenti ad accendere il fuoco, mentre a destra e a sinistra Flora e Mercurio sono seduti su rocce in primo piano. Allusione al calendario antico con le personificazioni adatte al mese di maggio? Allusione al risveglio della natura ? Non è chiaro, ma la rappresentazione è molto evocativa oltre che molto ben eseguita.
Una curiosità: Andrea Della Valle apparteneva alla cerchia dei Colonna; vista la scelta di campo che i Colonna avevano fatto durante il Sacco di Roma (a favore dell’imperatore e contro il papa Clemente VII, dell’odiata famiglia Medici) pensò di essere al riparo dalle devastazioni, anche perché aveva sborsato un’ingente somma… Neanche per idea. Il palazzo venne saccheggiato dai lanzichenecchi, e lui costretto a fuggire, prima a Palazzo Colonna (bontà loro… ) e poi a Orvieto. Ironia della sorte: parte cospicua della collezione Della Valle fu acquisita a fine ‘500 proprio da Ferdinando de’ Medici e se ne trovano pezzi notevoli agli Uffizi di Firenze, oltre che a Villa Medici.

























