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Foto della Visita alla Chiesa di Santa Passera – 28 Febbraio 2026

Via di Santa Passera è un diverticolo della via Magliana, e prende il nome da una piccola chiesa dalla storia complessa e affascinante. Come spesso accade a Roma, si tratta di un edificio che ha attraversato vari periodi storici che ne hanno cambiato il volto oltre che la funzione.

La via Magliana, insieme alla Campana, correva lungo il Tevere e arrivava a Porto, pertanto tutta la zona era interessata da strutture commerciali – era vicino anche il porto fluviale – e aveva uno spiccato carattere multietnico, come spesso avviene in luoghi di questo tipo: la presenza più cospicua era quella egizia.

Santa Passera rivolge per così dire le spalle (cioè l’abside) alla strada, e per arrivare alla facciata si cammina lungo il muro esterno, che reca tracce di un portico poi tamponato e che, nell’alternanza tra laterizi e tufelli, richiama l’architettura tipica degli edifici carolingi. Le origini di Santa Passera, come la nostra guida Stefania Botti ci ha illustrato, sono in realtà molto più antiche del IX secolo. L’edificio cristiano nasce infatti sopra un mausoleo del II secolo, del quale è ancora riconoscibile la facciata originaria, con le nicchie dalle tipiche decorazioni in terracotta e laterizi molto regolari.

Secondo una tradizione consolidata, nel V secolo il mausoleo sarebbe stato trasformato in luogo di culto cristiano in occasione della traslazione delle reliquie dei santi medici Ciro e Giovanni da Alessandria d’Egitto. La storia in realtà è leggendaria perché non sono mai stati trovati resti umani, neanche quando è stato scavato, nel 1904, l’ultimo ambiente ipogeo. Quello che è certo è che la devozione popolare, sempre fervida quando si tratta di guaritori, ha fatto diventare questo luogo meta di pellegrinaggi.

Veniamo al nome più che bizzarro: non esiste una “Santa Passera”, esso deriva da una deformazione linguistica plurima del nome del più anziano dei due santi orientali: Abbas Cyrus (“padre Ciro”), da cui Abbaciro: dalla storpiatura popolare di questo termine sarebbero derivati Appaciro, Appàcero, Pàcero, Pàcera e infine Passera.

Mentre eravamo seduti comodamente all’interno della piccola chiesa, Stefania ci ha parlato delle diverse fasi degli affreschi, presenti soprattutto nell’abside, aperta nel muro di fondo del mausoleo pagano. Lungo la parete sinistra, in prossimità dell’abside, di epoca carolingia sono alcuni santi orientali; in una fascia superiore invece, e relative a un’epoca successiva, scene della vita di S. Prassede il cui nome a un certo punto venne associato a questa chiesa.

L’abside è stata ampiamente ridecorata verso la fine del XIII secolo: non solo è presente S. Francesco, canonizzato nel 1228, ma alcuni elementi stilistici nei volti e nelle ali degli angeli fanno pensare alla pittura di Pietro Cavallini. Vicino a S. Francesco, come lui presso la Madonna in trono, c’è S. Giacomo, segno tangibile che la chiesa era lungo un percorso di pellegrini. Dall’altro lato l’arcangelo Michele e, in successione , Cristo in trono affiancato dai santi Ciro e Giovanni. Nell’arco trionfale la consueta visione apocalittica del tetramorfo e dell’agnello mistico.

Accompagnati dal discreto custode, ci siamo quindi diretti al piano ipogeo, dove si conservano i resti dell’oratorio del V secolo, ricavato nell’ambiente sotterraneo del mausoleo antico. Lo spazio è articolato in alcuni piccoli locali, comunicanti tra loro, che purtroppo quasi nulla conservano degli affreschi originari. Un’interessante iscrizione ricorda la traslazione dei resti dei santi Ciro e Giovanni da Alessandria d’Egitto, loro luogo d’origine, confermando la sentita tradizione legata alle loro reliquie, peraltro mai rinvenute.

Ci siamo salutati con la soddisfazione di aver scoperto un altro bellissimo luogo della Roma nascosta ai nostri occhi di viandanti spesso troppo frettolosi.

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