| Visite guidate

Foto della Visita alla Scultura Antica di Palazzo Altemps – 3 Maggio 2026

Prima domenica del mese e musei statali gratuiti: una fiumana compatta di persone sotto il sole, in fila per visitare il Colosseo. Un modo quasi eroico per farsi del male: ingresso gratis, ma pagato caro in termini di tempo, fatica e insolazione. Molto meglio deviare verso mete meno affollate.

Noi, per fortuna, avevamo in programma Palazzo Altemps, parte del Museo Archeologico Nazionale, scrigno di marmi straordinari – su tutti quelli della collezione Boncompagni Ludovisi.

La nostra guida, l’archeologo Filippo Marini Recchia, ci ha portato anzitutto dentro la vita del palazzo: situato in quella che nel Medioevo era terra di confine tra Colonna e Orsini, fu dimora di Girolamo Riario (nipote di Sisto IV), quindi dei Soderini e infine del cardinale di origine austriaca Marco Sittico Altemps. Nella celebre “piattaia” della sala di rappresentanza, con stoviglie e addobbi dipinti (forse da Melozzo da Forlì), si intravede ancora il fasto rinascimentale legato al matrimonio di Girolamo Riario con Caterina Sforza. Nel cortile, tra stemmi e tracce araldiche ben visibili (lo stambecco degli Altemps, l’orso e la rosa degli Orsini), si legge una storia romanzesca: Roberto Altemps, figlio del cardinale Marco Sittico, sposato con un’Orsini, finisce decapitato per adulterio per volere di Sisto V, deciso – evidentemente – a dare una vigorosa sterzata alla prassi amorosa piuttosto libera dei cardinali. Forse c’era dell’altro, perché la punizione appare eccessiva, per quanto esemplare… La moglie, incinta, implora invano. Il figlio che nascerà, Giovanni Angelo, otterrà anni dopo un privilegio unico: una chiesa privata nel palazzo, dedicata a S. Aniceto, anche lui (secondo una tradizione incerta) martirizzato per decapitazione. E lì, nel 1883, Gabriele D’Annunzio sposerà Maria Hardouin di Gallese, giovane discendente degli Altemps che viveva nel palazzo.

Poi le opere: l’enorme sarcofago detto “Il Grande Ludovisi”, una battaglia furiosa di corpi e armi, scolpiti con straordinaria perizia ad altorilievo, con un cavaliere vittorioso – forse Erennio Etrusco – mentre i nemici travolti, probabilmente goti, hanno tratti quasi ferini. Diverso è il caso del Galata suicida con la moglie, struggente e fierissimo. Questo gruppo, come il Galata morente dei Capitolini, è la replica di un donario pergameno voluto da Attalo I dopo la vittoria sui Galati. Le copie romane furono rinvenute nell’area della Villa Ludovisi, sugli antichi horti sallustiani e, prima ancora, di Cesare: un rimando alla vittoria sui Galli fin troppo evidente…

Il Trono Ludovisi, nel suo marmo tasio scintillante, resta un enigma luminoso: Grecia? Magna Grecia? Sicilia? In ogni caso, vertice assoluto del V secolo a.C.

E poi il dettaglio che spiazza noi moderni: le “reintegrazioni”. Nel Seicento si completavano le statue antiche per renderle perfette. E quando a metterci mano sono Bernini (elsa della spada, piede ed eros dell’Ares Ludovisi) o Algardi (il volto dell’Athena/Igea e il braccio che trasforma un malinconico Ermes psicopompo in un Ermes Loghios), qualche certezza comincia a vacillare.

Troppo per un solo post. Ci fermiamo qui, con negli occhi bellezza, storie e qualche brivido. E con la fortuna di essere stati guidati da Filippo Marini Recchia: grazie!

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