11/04/2026
10:00 am - 12:00 pm
All’inizio di Via delle Terme di Caracalla, lungo la direttrice che conduce all’Appia Antica e attraversa la Valle delle Camene, si apre il cancello di una chiesa poco conosciuta e solitamente chiusa al pubblico: San Sisto Vecchio. Un luogo appartato e silenzioso, la cui storia affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo romano.
Forse già nel IV secolo qui sorgeva un titulus paleocristiano; è certa invece, alla fine del VI secolo, la dedicazione a San Sisto II. Rinnovata in età medievale, la chiesa fu ampiamente ricostruita sotto il pontificato di Innocenzo III. Nel 1219 venne donata a San Domenico, che vi stabilì il primo convento domenicano romano, presto trasferito a Santa Sabina, lasciando il complesso alle monache domenicane di clausura.
Tra Quattrocento e Cinquecento l’edificio subì importanti rimaneggiamenti, ma l’intervento più radicale risale al 1725, quando l’architetto Filippo Raguzzini ne avviò il restauro per volontà di Benedetto XIII. Dopo un periodo di abbandono e usi impropri – persino come deposito di carri funebri dopo l’Unità d’Italia – il complesso conobbe una nuova stagione grazie all’impegno del domenicano Joseph Mullooly, già protagonista degli scavi della Basilica di San Clemente, e successivamente all’iniziativa di una terziaria domenicana che nel 1892 vi fondò una nuova congregazione.
Nonostante le molte vicissitudini, San Sisto Vecchio conserva ancora tracce delle decorazioni medievali e rinascimentali, oltre ai resti della basilica paleocristiana, ricostruita dagli studi archeologici. Oggi si presenta come un prezioso scrigno di memoria, testimonianza stratificata della storia religiosa e artistica di Roma.
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- A cura di: Rossella Faraglia
- Quota: € 12,00
- Appuntamento: Piazzale Numa Pompilio, 8
- per informazioni e comunicazioni: 340 9047451 (Simone Oliverio)
- A cura di: Rossella Faraglia
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