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Foto della Visita alla Mostra “Scrivere la notte”, Galleria SIC12 – 1 Luglio 2026

Con un piccolo gruppo di soci, abbiamo sfidato il caldo soffocante per immergerci nelle atmosfere oniriche della mostra “Scrivere la notte”, in corso fino al 29 luglio alla Galleria Sic12. È la nostra ultima visita, fuori programma, per questa stagione.

La galleria romana, gemella di quella di Aix-en-Provence, ha scommesso sulla diffusione della conoscenza dell’art brut a Roma. Una scommessa che i due curatori, Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo, hanno saputo vincere, nonostante le difficoltà che incontrano le gallerie indipendenti, grazie a una programmazione sapiente e rigorosa. Dal 2021 si sono succedute esposizioni costruite attorno a temi – il Doppio, il Corpo, la Scrittura, la Casa… – esplorati attraverso le opere di artisti fuori dagli schemi, alcuni segnati dall’esperienza del disagio psichico, tutti accomunati da una straordinaria ricchezza espressiva. Queste opere sono state messe in dialogo con quelle di artisti contemporanei, dimostrando come tra i due percorsi creativi possa nascere un confronto fecondo.

La mostra che abbiamo visitato – e che abbiamo avuto la fortuna di esplorare accompagnati da Francesca, Guido e Anna, utenti del Centro Diurno del Centro di Salute Mentale della ASL Roma 2 – è dedicata al mondo onirico, alla notte, ma non soltanto. Le visioni notturne diventano infatti il punto di partenza di un’immaginazione che si condensa in figure, segni e tracce enigmatiche, capaci di persistere nella memoria e di interrogare chi le osserva.

Sono quattro gli artisti in mostra: Ulises Canales Sáenz, Serge Cantero, Massimo Nota e Lucien Simart. Alcuni provengono da una formazione accademica, pur avendo sempre coltivato una pratica artistica ai margini dei circuiti convenzionali; altri esprimono una creatività spontanea, profondamente radicata nella propria esperienza esistenziale.

Gli utenti del Centro Diurno, accompagnati con la consueta discrezione e sensibilità da Gustavo Giacosa, hanno conferito alla visita uno straordinario valore aggiunto. Ci hanno raccontato come queste opere abbiano suscitato le loro riflessioni, le loro interpretazioni e, soprattutto, il desiderio di tornare a esprimersi artisticamente, talvolta rimasto sopito nei periodi più difficili della loro vita. Ne è emerso un autentico percorso di rispecchiamento, che restituisce a iniziative culturali come questa un valore non solo artistico, ma profondamente umano. Perché, come spesso accade, è nella relazione con l’altro che l’umano prende forma e si rivela.

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