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Animali dalla A alla Z / XV Il Toro

Tra gli studiosi e intellettuali dell’800 post-unitario ce n’è uno davvero particolare: Angelo De Gubernatis, noto per aver introdotto in Italia l’indologia e gli studi di mitologia comparata. La sua produzione sterminata è stata oggetto di feroci polemiche perché la metodologia dei suoi innumerevoli studi non ne sostiene l’ambizione… Sta di fatto però che la messe di dati da lui raccolta sul simbolismo animale, sui nessi tra linguaggio e mito, è senza dubbio di grandissima utilità. Il suo Mythologie zoologique (tradotto dall’inglese in francese e mai in italiano…) conta circa settecento pagine totali. Di esse circa 300 sono dedicate alla Vacca e al Toro, indissolubilmente legati come poli di una dualità creatrice Luna/Sole – Cielo/Terra presente in tutta la mitologia tanto occidentale che orientale.

Abbiamo messo le mani avanti con l’aiuto di De Gubernatis per dire che in qualsiasi cultura questo animale è presente con una evidenza simbolica pari alla sua stazza. 

Procediamo dunque spigolando … 

Specifichiamo anzitutto che il suo parente castrato, il bue, ancorché sia lo stesso animale, ha una valenza allegorica completamente diversa e non ne parleremo.
È proprio la potenza generativa primordiale che fa del toro, da sempre, il simbolo della vita sulla terra, della vita che si rinnova, e rappresenta la forza creatrice di un numero notevole di divinità: dall’Indra indù che cavalca un elefante ma ha il toro come appellativo, all’Api egizio,

Api, da Menfi, Nuovo Regno ( (1550-1070 a.C.), Musei Vaticani
(foto dal sito dei Musei Vaticani)

ai Lamassu antropocefali, molto temibili guardiani di palazzi assiri

Lamassu, dal palazzo di Khorsabad, VIII sec. a.C., Parigi, Louvre 
(foto Wikimedia Commons)

A Creta, si praticava la cosiddetta “taurokatapsia”, una sorta di corrida non-violenta, gioco acrobatico probabilmente parte di un rito, non estraneo ad altri popoli dell’Oriente. Nei sedimenti più profondi della nostra cultura visiva, oltre alla Dea con i serpenti, ci sono sicuramente questi eleganti giovani che sembrano danzare con e su un toro di forza impressionante.

Gioco sul toro (Taurokatàpsia), XVII sec. a.C., dal Palazzo di Cnosso, 80 x 165 cm. Iraklion (Creta), Museo Archeologico

E – a proposito di Creta – sappiamo del crudele Minotauro e di Teseo, l’eroe che sconfigge l’ibrido mostro con l’aiuto di Arianna. Leggendo più attentamente il mito (dalle tante versioni) scopriamo che un lungo rinvio lega le vicende di Eracle a quelle di Teseo, eroi che molto hanno a che fare l’uno con l’altro. E che si passano, per così dire, lo stesso toro.

Un toro bianco molto possente devastava Creta. Riporta Pausania che “I Cretesi dicevano che questo toro lo aveva inviato nella loro terra Poseidone perché glielo Minosse glielo sacrificasse dal momento che, sebbene dominasse il mare greco, non riservava a Poseidone un culto maggiore di quello tributato agli altri dèi”.  Ma Minosse non lo sacrificò perché il toro era troppo bello: ne sacrificò un altro. Mal gliene incolse perché sua moglie, Pasifae, trovò anche lei il toro molto bello e lo desiderò tanto che si fece costruire un simulacro di vacca da Dedalo in modo da entrarci e poter essere montata dall’animale. Da questo bizzarro rapporto (ma pare che Pasifae fosse in realtà un aspetto di Selene, la luna, e che questo congiungimento altro non sia che un altro aspetto del dualismo mitico Sole / Luna) nasce il Minotauro.

Minosse, comprensibilmente, a quel punto vuole sbarazzarsi del toro, e qui entra in scena Eracle che, in men che non si dica e con le solite buone maniere, lo trascina nel Peloponneso.

Francisco de Zurbarán, Ercole e il Toro di Creta, 1634, Madrid, Museo del Prado
(foto Mythologiae Unibo)

Di nuovo Pausania: “lasciato libero nella piana di Argo, il toro fuggì attraverso l’istmo di Corinto e raggiunse in Attica il demo di Maratona, uccidendo quanti incontrava”. È il momento dell’altro eroe, Teseo: il “Toro di Creta”, ormai divenuto “Toro di Maratona”, che fine fa nelle mani dell’eroe ateniese ? Naturalmente viene ucciso e sacrificato.

Kleophrades, Teseo doma il Toro di Maratona​​Kylix attica a figure rosse, VI-V sec. a.C., Museo Archeologico di Bologna
(foto Museo Civico Archeologico di Bologna)

Teseo fa anche giustizia del figlio “deforme” del Toro di Creta-Maratona, il Minotauro, e la storia, come abbiamo visto, è piuttoso nota.

Certo, gli eroi civilizzatori hanno bisogno di appropriarsi della forza del toro, del suo possente sangue, della sua forza generativa per il salto di qualità del loro curriculum vitae.

Antonio Canova, Teseo e il MInotauro, 1781-83, Londra, Victoria and Albert Museum
(foto Ado)

Del resto, anche l’animale nel quale Zeus si era trasformato per rapire Europa era un toro molto bello, bianco. In un dipinto di Veronese Europa finisce di vestirsi già seduta sul dorso dell’animale, aiutata dalle ancelle. Il seno è scoperto come fosse una sposa pronta per gli adempimenti sessuali e si lascia leccare il piede dall’animale, un dettaglio che non c’è neanche in Ovidio e che ben rappresenta la tenerezza ingannevole sotto cui si nasconde il desiderio prorompente del re degli dèi. In un attimo Europa è in mare, verrà portata a Creta dove darà alla luce tre figli: uno di loro sarà Minosse. Il cerchio “taurino” si chiude.

Paolo Caliari, il Veronese, Ratto di Europa, 1570-80, Venezia, Palazzo Ducale, Sala dell’Anticollegio
(foto Musei di Venezia)

Arrivati a Mitra, si apre un altro capitolo. Questa divinità di origine iranica è protagonista di un culto solare in cui l’uccisione del toro è premessa per la rigenerazione della natura.

Mitra tauroctono, II sec. d.C., Lens, Musée du Louvre-Lens
(foto Wikimedia Commons)

In una delle fasi che noi chiamiamo di passaggio, ma che non sono altro che snodi della storia, il mito proietta le sue luci sul nascente cristianesimo e ci ricorda anche che la svolta non è così netta. Una sovrapposizione significativa per esempio si può trovare negli affreschi, scoperti pochi decenni fa, della cosiddetta Aula Gotica del Monastero dei Ss. Quattro Coronati a Roma, una sala in cui molto probabilmente si amministrava la giustizia.
Ebbene lì troviamo Mitra, che è proprio il Mitra tauroctono della religione pagana, rifunzionalizzato come emblema di rigenerazione (politica?) da parte del committente, Stefano Conti, eminente giurista nonché vicario del papa.

Mitra tauroctono, 1240-50, Roma, Aula Gotica, Ss. Quattro Coronati
(foto AboutArtOnLine)

Il segno zodiacale del Toro prelude del resto alla rinascita, sua divinità planetaria è Venere, la sua stagione è la primavera che apre finalmente le porte alla pace, alla fertilità e all’abbondanza. 

La rappresentazione più affascinante di questo segno, del regno di Venere che gli è proprio, e dei decani (le tre decadi) che lo compongono, resta pur sempre quella coltissima affrescata sulle pareti di palazzo Schifanoia a Ferrara, una sorta di teatro zodiacale che doveva fare da sfondo alle gesta di pace della signoria estense.

Il segno del Toro e i suoi decani, 1468-70, Ferrara, Palazzo Schifanoia
(foto Engramma)

Sappiamo che non ci fu pace nell’Italia del tardo Quattrocento, tuttavia quella Venere che assoggetta un Marte incatenato vorremmo vederla anche oggi avanzare nel suo carro parato a festa.

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