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Foto della Mostra “L’istante e l’eternità” – 9 Luglio 2023

Chiusura della stagione in bellezza: all’ombra dei 37 gradi cittadini, nelle Grandi Aule riaperte delle Terme di Diocleziano abbiamo visitato la mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” con l’ottima guida di Sara Millozzi. Una mostra non facile, il cui filo conduttore sembra perdersi per via dei nessi stabiliti dai curatori, Osanna e Verger, non sempre di comprensione immediata.

L’esposizione di oltre trecento opere, soprattutto greche e romane, ha l’intento di esplorare il rapporto che gli antichi avevano con il tempo e, di riflesso, la visione che ne abbiamo noi oggi, di come il loro tempo dialoga, informa, arricchisce il nostro tempo.

Che non è unico: i Greci definivano ‘chronos’ il tempo lineare, misurabile nel suo incessante scorrere; ‘aion’ il tempo cosmico, che si ripete eternamente, legato al ciclo delle stagioni che scandiscono la nostra quotidianità; ‘kairos’ il singolo istante, l’opportunità suprema, il momento fatidico.

Le opere, splendide, alcune delle quali di recente scoperta e analisi archeologica, sono poste in relazione con queste declinazioni temporali. Solo alcune: due calchi di vittime dell’eruzione del Vesuvio, immortalati nell’istante dell’ultima vana postura difensiva; diversi ‘ritratti di ricostruzione’, busti raffiguranti poeti, filosofi, guerrieri che lo scultore idealizza in una fisiognomica che diverrà costante (Aristotele, Socrate, Epicuro, Omero…).

Volti forse non completamente aderenti alla realtà ma di cui l’artista ha per sempre individuato e tramandato la figura, anche quando si tratta di personaggi del mito, come Ulisse e Diomede; il tema di “Leda e il Cigno” con Zeus protagonista di una delle sue conquiste amorose sotto le consuete mentite spoglie, declinato nel tempo con diversa sensibilità artistica, con una libertà interpretativa e compositiva che di certo risente delle indicazioni dei committenti.

E poi la superba Kore di Santorini, la cui fissa immobilità è premessa e sostegno del modellato mosso e raffinatissimo delle “ragazze” successive, magnificamente abbigliate.

Svariate piccole opere hanno inoltre catturato la nostra attenzione, come la quasi commovente nascita di Elena dall’uovo (dal mito di Zeus e Nemesi) e la stele con le attività del calendario agrario, divise per segno zodiacale.

Temi che attraversano i secoli e che, riaffiorati in veste pittorica dagli scavi delle città vesuviane, si ritrovano nella produzione di ceramiche della Real Fabbrica di Napoli di età borbonica, tra ‘700 e ‘800, con pavoni, festoni vegetali, menadi danzanti, ninfe e satiri, eroi mitologici…

Infine la toccante lamina orfica da Thurii, IV secolo a.C,. con inciso un viatico per l’Ade, in cui l’iniziato termina il suo viaggio mortale, sperando in un futuro da nume…

Un grazie speciale a Sara Millozzi, non tanto per la strepitosa competenza (che non ci ha sorpreso), ma soprattutto per averci dato modo di non perdere il filo del tempo e del discorso, riconducendo i temi, i simboli, i miti, i personaggi al proprio passato e al loro – imprescindibile – dialogo con noi contemporanei.

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