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Villa Lante a Bagnaia

I Lante sono solo gli ultimi tra i proprietari della splendida villa di Bagnaia, voluta a metà ‘500 dal cardinale Giovan Francesco Gambara, che trasformò una precedente tenuta di caccia dei Riario in uno dei più spettacolari luoghi di delizie del suo tempo.

Una tradizione vedrebbe come architetto Jacopo Barozzi, il Vignola, mentre più plausibile e documentata è la presenza di Tommaso Ghinucci. A metà circa dell’opera, una lettera, scritta dal cardinale Carlo Borromeo al Gambara dopo la visita a Bagnaia, rimprovera al prelato l’eccessivo lusso tributato a una dimora privata quando piuttosto si dovrebbe cercare di dar riparo ai tanti cattolici cacciati dai loro paesi dall’eresia… peraltro Gambara è anche inquisitore.

Egli replica che il Borromeo non l’ha vista terminata, e dunque non ha potuto apprezzare il fatto che le architetture, il giardino, la pianta stessa della villa costituivano in realtà un manifesto del ruolo della Chiesa dopo il Concilio di Trento.

Potremmo dire: buona scusa, ma in realtà se si pensa che – ad esempio – la forma della fontana del grande quadrato sulla prima delle tre terrazze in cui si articola il giardino è a forma di graticola, strumento del martirio di San Lorenzo, esempio per il cristiano, oltre che oggetto della devozione particolare del cardinale, si comprende che la spettacolare dimora è perfettamente omogenea alla mentalità intellettualistica di un ben provvisto committente religioso di metà Cinquecento.

Visiteremo il giardino e le due palazzine, con le loro ariose logge e i pregevoli affreschi di diverse epoche ed artisti: dopo il Gambara, e prima dei Lante, appartenne infatti ai Montalto, la famiglia di papa Sisto V, che chiamarono eccellenti frescanti del calibro del Cavalier D’Arpino e di Agostino Tassi.

  • A cura di: Rossella Faraglia

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