| Visite guidate

Foto della Visita al Macro – 23 Marzo 2024

Con il progetto “Immaginazione preventiva”, il direttore Luca Lo Pinto ha ripensato gli spazi fortemente caratterizzati del MACRO, ideato da Odile Dec e realizzato a partire dal 2004, non intervenendo su di essi per adattarli a specifici scopi ma, al contrario, per esaltarne la funzione di accompagnamento delle opere.

Matteo Piccioni ci ha dunque parlato diffusamente del progetto del direttore, macro (ci si scusi il calembour… ) cornice agli attuali allestimenti. È strutturato come una rivista tridimensionale, le cui rubriche (o temi) cambiano periodicamente, negli spazi rifunzionalizzati dell’edificio. Così, nella grande sala al pianoterra, accanto al rosso cuore pulsante dello spazio Agorà, abbiamo percorso sulle pareti e osservato sul pavimento le opere (ma anche gli appunti, i biglietti…) di Emilio Prini, esponente dell’Arte Povera nella sua più pura accezione di radicale rifiuto della società dei consumi e della mercificazione capitalistica dell’arte. Da questo punto di partenza “storico”, nelle sale dei piani superiori abbiamo poi visitato “Triviale” un lavoro dell’artista francese Pauline Curnier Jardin all’interno del collettivo Feel Good Cooperative, fondato a Roma nel 2020 dalla stessa artista insieme all’architetta e ricercatrice Serena Olcuire e a un gruppo di sex worker trans colombiane. È, il loro, uno sguardo acuto sulle strutture di potere incarnate da sempre da Roma, assieme ai suoi monumenti.

Una sorta di scatola magica, nella sezione “Studio bibliografico”, espone foto della “Casa ontologica” di Luigi Serafini, l’autore del meraviglioso Codex Serafinianus. Anche qui gli spazi accompagnano con grande rigore e riconoscibilità la rappresentazione della casa d’artista, purtroppo oggi a rischio sfratto…

E infine, la sezione “In-design” con la ricostruzione, su un supporto continuo dall’inconfondibile odore di plastica, del percorso di Stefano Tamburini, l’ideatore di Frigidaire, poliedrico e sulfureo interprete del passaggio dal clima del ‘68 agli anni ‘80.

Punto dolente, di cui però, verrebbe da dire, l’attuale direttore ha sfruttato al meglio le potenzialità: il MACRO ha una collezione di circa 1200 opere che non è stata mai realmente accessibile. Un paradosso persino per un museo di arte contemporanea, con vocazione sperimentale. Lo Pinto ha dunque pensato di commissionare a Giovanna Silva fotografie di opere della collezione nei depositi chiusi al pubblico. Queste fotografie sono esposte come un “wallpaper” e fanno da sfondo a opere di artisti e artiste italiani/e delle nuove generazioni che vanno così ad aggiungersi alle “invisibili” rappresentate nelle foto delle pareti.

Grazie alla sapiente regia del percorso guidato da Matteo Piccioni, che ci ha illustrato i vari movimenti artistici con le loro fratture e relazioni, e soprattutto la quantità infinita dei mezzi espressivi oggi possibili, siamo uscite e usciti dal MACRO con una visione completa, pur nella sua complessità, di quelle che sono le attuali tendenze del mondo dell’arte contemporanea-contemporanea. L’invito è a ritornare, perché la “Rivista” cambierà argomenti, sguardi, prospettive… niente che non riguardi da molto vicino la nostra problematica permanenza in questo mondo.

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