Foto della passeggiata sull’Appia Antica – 5 Luglio 2020

La passeggiata lungo il tratto iniziale dell’Appia Antica si è rivelata ricca di aneddoti e curiosità, a corredo della presentazione dei luoghi e dei reperti di maggiore rilievo storico e archeologico.

Prima tappa è stata il complesso termale di Capo di Bove i cui mosaici e la qualità dei materiali da costruzione evocano un ambiente sicuramente sfarzoso che si ritiene appartenuto ad Erode Attico, un funzionario ai tempi di Marco Aurelio.

Procedendo lungo il percorso, peraltro battuto anche ai tempi del ‘grand tour’, è venuto spontaneo chiedere spiegazioni sulla maestria costruttiva delle strade che, come la via Appia, venivano realizzate il più possibile rettilinee per minimizzare le distanze.
Sotto i blocchi di basalto erano presenti diversi strati di materiali compressi ma permeabili per evitare i ristagni d’acqua, così come la forma pavimentale a ‘schiena d’asino’ ne favoriva il deflusso.
Propedeutici a tutto ciò erano gli studi di ingegneria atti a superare ostacoli quali montagne, corsi fluviali e zone paludose.

Anche (o forse soprattutto) i monumenti funerari sono emblematici della società romana, uno per tutti la ‘Tomba dei Rabiri’.
In essa troviamo rappresentati i ritratti a rilievo di due liberti della ‘gens Rabiria’, come si legge dall’iscrizione. Un terzo viene invece aggiunto più tardi e rappresenta Usia Prima ricordata come sacerdotessa di Iside.

Per quanto sopra e per il molto altro ascoltato ringraziamo le nostre guide Matteo Piccioni e Sara Millozzi che ci hanno accompagnato con la consueta competenza e sagacia.

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